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Psicologia Gay

Consulenza psicologica e Psicoterapia

Gay flag

Prima di leggere gli articoli ci sono tre cose che deve sapere:

1) L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l'omosessualità una variante naturale del comportamento umano.

2) "L'omosessualità non è una malattia da curare, e l'orientamento omosessuale non è da modificare. Affermare il contrario è un’informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale” (Ordine degli Psicologi Italiani)

3) L’omofobia, è la vera malattia da combattere. L’Associazione Italiana di Psicologia "invita tutti coloro che ricoprono importanti ruoli istituzionali, e che quindi hanno un peso incisivo sulla pubblica opinione, a prestare maggiore attenzione alla ricerca scientifica e a diffondere correttamente i suoi risultati conoscitivi e applicativi.”

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Coming out

Il coming out

 Adolescenza a rischio

Adolescenza a rischio

 Donne e omosessualità

 Essere donna e omosessuale

 

 

 

 

Psicologia Gay: Donna e Omosessuale

Essere Donna e Omosessuale

Azzurra scrive una testimonianza appassionata e vibrante dell'importante esperienza di coming out che ha fatto nel suo gruppo e della voglia di condividere questa gioia con chi nel web si mostra sensibile alle tematiche della psicologia gay.

Sono Azzurra, sposata, separata in casa, con una figlia quasi quindicenne, sono pittrice... ah! dimenticavo la cosa più importante! sono omosessuale... Circa tre mesi fa ho avuto l'opportunità di partecipare ad una terapia di gruppo non gay, ci tengo a sottolinearlo, anche perché sono stata l'unica componente non eterosessuale che vi ha preso parte...

Inizio la terapia non parlando assolutamente di me, essendo alquanto vaga, ma con una grande voglia di emergere per quella parte di me che conta realmente!

Dalla seconda seduta già penso di scappare perché non voglio che si sappia che sono una pittrice e così via... "Che cosa faccio?" penso, "non posso mollare proprio ora, non farlo Azzurra, proprio adesso che stai cercando di prendere in mano le redini del tuo destino!" Vado avanti e trovo il coraggio di dire a tutti che sono una pittrice, cosa non facile da affermare in una società dove purtroppo i pregiudizi e le reticenze nei confronti delle donne artiste sono ancora profondi e ben radicati. Poi, impresa più difficile che mai, è il turno della mia omosessualità,  e due componenti del gruppo mi dicono: "quali altre sorprese hai ancora in serbo per noi? sei la donna del mistero!".

Da queste poche righe che ho scritto, i piu' potrebbero pensare che pecchi di presunzione o addirittura di superficialità, ma il mio cammino di fede e di coraggio per affermarmi come donna lesbica, è iniziato sei anni fa, tra grandissime sofferenze, estenuanti conflitti interiori, lotte familiari all'interno del mio nucleo familiare. Chi ha saputo, ha cercato, anche in modo subdolo, di farmi impazzire, con ricatti, violenze psicologiche piu' o meno velate, con una totale e mancante accettazione per quello che ero e che sono tutt'ora: una donna omosessuale!

Sono felice di esserlo, e per me era importante affermarlo all'interno del gruppo. Risultato? Sono stata accettata, compresa, amata, coccolata, apprezzata, protetta, e mi sono sentita avvolta in una morbida e calda coperta di lana... "Sarà" mi sono chiesta, "per la mia natura dolce, femminile, romantica, passionale, allegra ed estremamente solare?" Io so solo che sono stata semplicemente me stessa, sincera al cento per cento, ed il mio coraggio e' stato un incentivo a far parlare gli altri delle loro problematiche.

Nell'intraprendere il mio difficile e lungo viaggio verso quel tunnel, dove a tentoni e con grande difficoltà riuscivo a procedere, ora sto intravedendo un po' di luce, e so che quando sarò riuscita a raggiungerla, scorgerò quel mondo meraviglioso che ho sempre sognato, un mondo dove non esistono le differenze, dove siamo tutti sullo stesso piano, e dove ognuno di noi è un diamante prezioso dalle tante sfaccettature coloratissime ed iridescenti, perché ciò che conta è solo ed unicamente l'AMORE, noi siamo anime o lo abbiamo dimenticato? Ed il nostro vero scopo qui sulla terra è quello di imparare ad amare, ed i ruoli che interpretiamo sono solo facciate nel contesto del disegno universale del quale facciamo parte!

Vorrei concludere dicendo ai componenti del gruppo che ho vissuto con loro momenti indimenticabili! Abbiamo riso, pianto insieme, scherzato, condiviso forti emozioni, gioie e grandi dolori, e cosa più importante, abbiamo sentito la magia, quella sorta di alchimia che si è creata tra di noi, e che ci ha fatto promettere di rivederci tutti per una nuova e più ricca terapia di gruppo!

                                                                                     Azzurra

Psicologia Gay: l'adolescenza

Il rischio di suicidio in adolescenti gay

Paolo in una seduta ritorna ai tempi del liceo «sapevo cosa succedeva quando nell'Istituto si diffondeva la voce che eri gay. Per esempio c'era un ragazzo che era preso di mira perché si notava molto. Era terribile, lo prendevano in giro continuamente e non solo. Se avessero saputo di me mi sarei ammazzato. In effetti una volta ci andai molto vicino.»

 

Isabella è ormai una donna matura con tanta storia alle spalle, ma ricorda ancora quando a sedici anni s'innamorò di una compagna di scuola: «Ero sconvolta, diventai taciturna, in fondo a me stessa lo sapevo, ma nessuno avrebbe mai sospettato di me. Ebbi diversi ragazzi, ma ero infelice. Nesuno doveva sapere, pensavo spesso al suicidio: non andavo bene, non ero fatta bene. Ero atterrita dalla vergogna».

Nel noto lavoro dell'American Foundation for Suicide Prevetion è messo in evidenza come ragazzi e ragazze omosessuali siano più esposti al rischio di tentare il suicidio rispetto ai loro coetanei eteresessuali (per approfondire l'argomento leggi l'articolo è in inglese).

E' probabile che proprio in adolescenza l'omofobia interiorizzata si radichi  in profondità nell'omosessuale associando al proprio orientamento sessuale sentimenti di vergogna per la propria diversità, di paura per la propria incolumità, tristezza per la mancanza di prospettive future.

In questo senso sono due i fattori che riducono il rischio di suicidio nell'adolescente omosessuale: il primo è la lenta costruzione di una società che promuova la cultura della differenza e dei pari diritti;  il secondo risiede dentro le mura domestiche, è costituito dai genitori che si mostrano disposti all'ascolto, e così facendo ancorano al loro affetto incondizionato il figlio e/o la figlia omosessuale, evitandogli la deriva di una solitudine che molte volte naufraga nell'ansia, nella depressioe, nella scarsa autostima.

Psicologia Gay: fare coming out

I mille modi per dirsi

Anna è una ragazza pienotta, aggraziata, con i capelli che le nascondono due splendidi occhi blu, appena parla le gote si arrossano «non l’ho mai detto a nessuno, ma forse lei può capirmi per il lavoro che fa… forse… non so se le da fastidio, mio Dio spero di no!  ma insomma… ecco, mi sono innamorata di una ragazza». Appena pronunciate le ultime parole va in apnea. Le rispondo «Ti ringrazio per aver condiviso con me questo sentimento così importante, ora respira, però, che va tutto bene». Anna si scioglie in commozione «quanto mi piacerebbe che anche mia madre la prendesse così».

Coming out

non significa solo comunicare a qualcuno il proprio orientamento sessuale, ma più profondamente essere consapevole dei propri sentimenti e desideri, anche se osteggiati dalla propria cultura e dalle regole sociali.

Fabio, divorziato con figli, dirigente di azienda «ricordo quando i miei l’hanno saputo, è stata la cena più triste della mia vita. Mia madre ad un certo punto sbotta a piangere e si alza dalla tavola, mio padre continua a mangiare in silenzio, da allora non mi parla più, non più come prima». Chiedo «C’è qualcuno in casa che lo sa e che senti dalla tua parte?» Lui s’allarga in un sorriso «Si, mia sorella. Pensa che a mio nipote ha dato come secondo nome proprio Fabio!».

Il coming out

è una scelta che si basa su due aspetti del vivere sociale:

1) Il senso di appartenenza: quanto l’ambiente (di lavoro, familiare, amicale, sportivo, ecc) può accettare questa parte della mia persona?

2) L’autostima: quanto sento di essere me stesso/a nel non dirlo?

Ma c’è solo un modo per fare coming out?

Lucia, un tipo spicciolo e francamente simpatico, convive con la sua compagna da dieci anni. Alla mia domanda su come è stato per lei dirlo in famiglia mi risponde «Non penso di averlo mai detto, perché dovevo dirlo? – ride – ma l’hanno sempre saputo, è da ragazzina che giocavo a pallone - ride. No, per carità, non mi ci vedo proprio a fare una riunione familiare della serie “papà, mamma, Lella, Michi, ebbene si, sono lesbica!” Boom!».

Ride Lucia e la sua risata è contagiosa

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