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Il video-racconto:un'arte di gruppo

Il video-racconto: un’arte di gruppo1 Scarica l'articolo in formato .pdf

 Giovanna Silvestri

Più l'arte è controllata, limitata, lavorata, e più è libera. 
Igor Stravinskij2

1. Perché il gruppo

Sempre più spesso in terapia giungono persone che si trovano nella condizione di dover prendere una decisione importante e non sanno come orientarsi per fare la scelta che si riveli la più opportuna. Sono confuse su cosa sono, su cosa sono diventate, su cosa diventeranno, insomma mostrano difficoltà nella funzione-Personalità del sè. Goodman definisce tale funzione come «una sorta di struttura di atteggiamenti, compresa dall’individuo stesso, che possono venir utilizzati per ogni genere di comportamento interpersonale. […] Essa è autonoma, responsabile e conosce a fondo se stessa nonché il fatto che essa gioca un ruolo preciso nella situazione attuale»3. Una definizione che mira alla consapevolezza della propria identità: «la possibilità - come dice Sichera - di esprimersi mentre ci si definisce, mentre si occupa un posto nel mondo e si è in grado di proporsi quale identità solida e integrata»4. Durante la terapia sovente i problemi si presentano a vario livello: dalla mancata nominazione di un ruolo non ancora riconosciuto dalla nostra società (ad es.: «Vivo con la mia compagna da 10 anni, ma non mi hanno fatto entrare in sala rianimazione»), all’assunzione o alla perdita di un ruolo seppur dai contorni sbiaditi (ad es.: «Sono stato per 13 anni precario, ora non mi rinnovano il contratto. L’ ho sperato, ma non ci sono mai stato pienamente»), alla difficoltà di percepire il proprio potere (ad es. «I miei alunni non mi rispettano, sono dei teppisti, sono ignoranti, non sono come noi alla loro età»), alla non assunzione di responsabilità (ad es.: «Ieri ho chiesto a mio figlio di sedici anni se mi posso separare da mio marito, suo padre»).

Mentre solo cinquant’anni fa tutto era codificato e di ogni ruolo, nel bene e nel male, si conosceva il destino, l’attuale società non contraccambia l’impegno nel ruolo con la certezza del suo riconoscimento. Al contrario, le regole sociali sembrano strutturarsi affinché nessuno possa identificarsi con uno specifico ruolo, stipulare un contratto e render conto della propria azione sulla base di un patto chiaro e condiviso. La società del mondo globale5, con la sua tecnocrazia, i suoi enormi flussi migratori, i suoi legami liquidi6, pone nuove sfide al singolo e al gruppo che al fine di evitare smarrimento e confusione si affidano al logo come unicoluogo d’appartenenza7, di definizione, di riconoscimento su chi si è ‘veramente’ in ogni luogo ed in ogni tempo (non a caso per avere un i-phone nuovo si fanno ore di fila!8). Ma oggi che con minor chiarezza il soggetto può definirsi al mondo (non appellandosi a stereotipi o stigmata), con maggiore urgenza la società chiede al singolo la competenza nel lavoro di squadra, nel coordinamento, nella gestione del gruppo, che presuppongono, almeno idealmente, una chiarezza nelle funzioni e nelle responsabilità. Infatti, nelle aziende, nelle scuole, nel contesto sanitario, come nella vita quotidiana non è inusuale trovarsi a lavorare su uno stesso progetto provenendo da paesi differenti, da lingue e culture diverse, avendo attraversato eterogenei percorsi di vita. La necessità di luoghi di formazione e apprendimento del lavoro di gruppo e in gruppo sembra essere sempre più pressante.

2. Le tre attitudini

Come è possibile realizzare un progetto se ciascun membro del team non si dispone a riconoscere l’altro per ciò che è, per le mansioni che svolge e per le responsabilità che si assume? Com’è possibile sentirsi parte di un gruppo se si rinuncia ad apportare la propria proposta? Com’è possibile stare insieme se non si sopporta la frustrazione dell’attesa? Per lo svolgimento del workshop vengono richieste ai partecipanti tre attitudini. Con il termine ‘attitudine’ mi riferisco non solo all’innata capacità per qualcosa, ma alla «positura o movenza che prende l’uomo nel fare alcune cose»9. Una disposizione non solo della mente, ma anche del corpo, la quale, una volta nominata, viene scoperta ed inventata dall’Organismo in modo autonomo e spontaneo.

Riconoscere l’altro è la prima attitudine esplicitamente richiesta ai partecipanti del workshop. Nel suo ruolo l’altro è velocemente riconoscibile, ma qui si intende ri-conoscere, anche come conoscere nuovamente l’altro, dandogli l’opportunità di esprimersi per come è, accettandone pienamente l’autorappresentazione.

La seconda attitudine è quella del Raccontare: aprirsi agli altri, con le proprie proposte e considerazioni, ricordando, dice Polster, che «nessuno può fare a meno di essere interessante»10. Trovare il proprio posto, immaginare il proprio spazio sviluppando capacità di scelta autonoma e azione spontanea11.

Infine, l’ultima disposizione richiesta ai partecipanti è quella dell’Attendere: attendere che le istruzioni vengano date, che il lavoro dell’altro finisca, che le incomprensioni si chiariscano, che l’ispirazione giunga.

3. Obiettivi, contesti di applicazione e strumenti

Il workshop nasce dall’esigenza di far sperimentare in un posto ‘sicuro’ la funzione-Personalità, la funzione del sé con la più profonda vocazione sociale, che proprio per questo può essere sviluppata e sostenuta in un contesto gruppale. La sua struttura è maturata da due diverse esperienze: dalla conduzione di gruppi di formazione e laboratori esperienziali e dalla personale pratica di video maker. L’intento è quello di proporre uno strumento utile e duttile per quei terapeuti che si cimentano nel vasto e affascinante mondo del gruppo nei contesti della formazione e non solo.

Gli obiettivi del workshop sono: facilitare il senso di appartenenza al gruppo comebackground necessario allo sviluppo sano dell’autonomia12; sostenere la maturazione della funzione-Personalità attraverso l’acquisizione del potere insito in ciascun ruolo giocato e nell’assunzione della relativa responsabilità; aumentare l’autostima personale nel riconoscimento della propria partecipazione alla produzione del video-racconto13; sviluppare la propria creatività aumentando le conoscenze su logica e funzionamento del medium video14.

I contesti di applicazione possono essere vari: dal gruppo classe, al gruppo di formazione, al laboratorio esperienziale. Il video-racconto può essere utilizzato in qualunque momento delle fasi del ciclo vitale del gruppo (sia costituito da alunni di una classe, manager di un’azienda privata o operatori sanitari di una Asl15): nella fase iniziale avrà significato di sostegno alla reciproca conoscenza per avviare il lavoro in team, nella fase di contatto avrà funzione di catalizzatore rispetto all’emersione di conflitti e nuove soluzioni, in quella di ritiro dal contatto avrà valore di saluto, di documento finale di un percorso condiviso.

La strumentazione tecnologica che il titolo del workshop suggerisce può essere intesa sia letteralmente se si dispone di computer provvisti di software di editing video, sia in senso analogico, in quanto può essere sostituita da supporti ‘carta e matita’ che ne riproducono la logica ed il funzionamento16.

Al fine di semplificare, riporto qui di seguito uno schema delle principali caratteristiche dell’attività.

Obiettivi:

- Facilitare il senso di appartenenza al gruppo;

- Sostenere la maturazione della funzione-Personalità;

- Aumentare l’autostima personale;

- Sviluppare la creatività.  

Dimensioni:

Plenaria da 6 a 50 persone; sottogruppi da 3 a 5 membri.

Durata:

Dalle 2 alle 3 ore.

Materiale strutturato:

Se disponibili, computer per ogni gruppo (un computer per ogni gruppo). Altrimenti: 24 Frames (immagini tratte da un film), scotch e pennarelli a ciascun gruppo. Lavagna a fogli mobili. Cartoncini colorati con scritti i tre ruoli.  

Età partecipanti:

Da 10 anni in sù

Contesti di applicazione:

Dal gruppo classe, al gruppo di formazione, al laboratorio esperienziale.

 

4. Come si svolge

Sono diverse le fasi che compongono lo svolgimento di questa semplice esperienza di gruppo.

4.1 Worming up (nel pre-contatto)

All’entrata ai partecipanti vengono dati in modo casuale dei cartoncini colorati chiusi con su scritti i ruoli. La consegna è di non aprirli fino a quando non sarà dato loro segno di farlo. Il conduttore (o la conduttrice) presenta se stesso ed il workshop e spiega l’importanza delle tre attitudini, cui invita i partecipanti a disporsi.

4.2 Formazione dei piccoli gruppi (nel contatto – orientamento)

I partecipanti vengono fatti raggruppare secondo il colore del cartoncino in diverse zone della stanza e a ciascun gruppo (crew composta da 5 membri) viene consegnato il materiale di lavoro. Vengono fatti aprire i cartoncini colorati ed il conduttore spiega le caratteristiche principali di ciascun ruolo fornendo un esempio esplicativo. I Video Expert (VE) hanno il compito di scegliere i frames (i fotogrammi tratti dal film) e di apportarvi modifiche tagliandoli, colorandoli, scrivendovi sopra, etc. Gli Audio Expert (AE) hanno il compito di scrivere i dialoghi, inventare la musica ed i suoni da associare alle immagini. Il Director (D) ha il compito di dettare la linea di lavoro e prendere le decisioni valutando le proposte degliExpert.

4.3 Gli step del lavoro (nel contatto - manipolazione)

Ogni fase di lavoro può durare dai 5 ai 15 min.

4.3.1 I VE insieme con il D scelgono tre frames e li consegnano agli AE informandoli sui motivi della scelta. In questo tempo gli AE non possono interferire, ma prestano attenzione al lavoro degli altri.

4.3.2 Gli AE insieme con il D ricercano e trovano la sequenza con cui le tre immagini verranno disposte attraverso i suoni, le parole e le immagini. Durante questa fase, i VE non possono partecipare attivamente, ma guardano il processo lavorativo dei AE.

4.3.3 I VE insieme con il D scelgono altri frames (quanti ne vogliono) in modo che abbiano attinenza con il nucleo della storia finora narrata, immaginando un prima e/o un dopo, esplorando visivamente tutte le possibilità che i frames offrono.

4.3.4 Gli AE insieme con il D legano le nuove immagini con dialogo, suoni e musica.

4.3.5 Tutti insieme (VE, AE e D) trovano il titolo al ‘video’ e ciascun Expert, con la propria specificità, migliora il lavoro aggiungendo o modificando l’aspetto video e sonoro, naturalmente sempre sotto la supervisione del D. Le immagini così cambiate vengono giustapposte a terra e legate dallo scotch, formando un lungo rotolo di immagini in sequenza.

4.4 Esecuzione e visione dei lavori in plenaria (nel contatto pieno)

Completata la messa a punto del video, ciascuna crew presenta il proprio lavoro agli altri gruppi.

A questo punto ogni ruolo acquista ulteriori mansioni: i VE fanno scorrere i frames sulla lavagna adeguatamente predisposta, gli AE danno voce ai personaggi secondo copione producendo anche i suoni e la musica (avvalendosi della possibile partecipazione dei VE); il D coordina l’esecuzione.

4.5 Feedback e saluti (nel post-contatto)

Una volta seduti in plenaria, vengono poste delle domande che facilitano l’assimilazione dell’esperienza e che hanno a che fare con il senso di pienezza, il riconoscimento dell’altro e la consapevolezza delle capacità sperimentate nello specifico ruolo. Le domande possono essere ad esempio: «Sei soddisfatto di ciò che hai fatto con la tua crew?», «Hai trovato interessante qualche altro lavoro?», «Quale aspetto del tuo ruolo ti è piaciuto di più e quale meno?», «Se dovessi fare un nuovo video in quale ruolo ti vorresti sperimentare?». In questa fase è inoltre importante dar modo ad ogni partecipante di salutare l’intero gruppo e chi lo ha condotto: il distacco è più armonico se si restituisce qualcosa.

5. Conclusioni

La pratica clinica evidenzia sempre più l’esigenza delle persone di collocare chiaramente se stesse nelle relazioni e nel mondo. Di qui la necessità di una riscrittura della funzione-Personalità in Gestalt Therapy (Salonia, Sichera) e della proposta di nuovi contesti esperienziali in cui far maturare questa importante funzione del Sé. Il video racconto, dunque, si propone come uno strumento che facilita tale maturazione in qualunque fase del processo il gruppo esperienziale o di formazione si trovi.

 

BIBLIOGRAFIA 

Bauman Z. (2006) (ed. or. 2003), Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, Milano.

Cotesta V. (2004), Sociologia del mondo globale, GLF editori Laterza, Milano.

Klein N. (2000), No Logo, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano.

Perls F., Hefferline R., Goodman P. (1997) (ed. or. 1994), Teoria e pratica della Terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma.

Pianigiani O., Vocabolario etimologico della lingua italiana, 1, 103, in http://www.etimo.it

Polster E. (1988) (ed. or. 1987), Ogni vita merita un romanzo, Astrolabio, Roma, 15.

Salonia G. (2007), Odòs. La via della vita. Genesi e guarigione dei legami fraterni, EDB, Bologna, 46.

Salonia G. (2012), Teoria del sé e società liquida. Riscrivere la funzione-Personalità in Gestalt Therapy, in «GTK Rivista di Psicoterapia», 3, 33-62.

Salonia G. (2013), L’anxiety come interruzione nella Gestalt Therapy, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 33-53.

Sichera A. (2012), La funzione Personalità nel testo Gestalt Therapy, in «GTK Rivista di Psicoterapia», 3, 19-30.

Silvestri G. (2011), Narciso, il riflesso senza acqua, in «GTK rivista di psicoterapia», 2, 81-90.

Stravinskij I. (1995) (ed. or. 1942), Poetica della musica, Edizioni Studio Tesi, Pordenone.

 

Abstract

Partendo dalle nuove emergenze cliniche e indicando i presupposti teorici, Giovanna Silvestri racconta la struttura del workshop presentato al Convegno SIPG Il Dolore e la Bellezza. Dalla Psicopatologia all'Estetica del Contatto tenutosi nel dicembre del 2011 a Palermo. La nuova lettura della funzione-Personalità, elaborata da Salonia e Sichera nell’ambito della ricerca avviata dall’Istituto di Gestalt Therapy Kairòs, trova nel video-racconto di gruppo uno strumento semplice applicabile a diversi contesti formativi in cui il senso di appartenenza, l’autostima e la creatività si pongono come basi per un sano sviluppo della funzione-Personalità.

1

 In questo articolo riporto i presupposti teorici e la struttura del workshop presentato al Convegno SIPG Il Dolore e la Bellezza. Dalla Psicopatologia all'Estetica del Contatto, 9-11 Dicembre 2011, Palermo.

2

 I. Stravinskij (1995) (ed. or. 1942), Poetica della musica, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 21.

 3

 F. Perls, R.F. Hefferline, P. Goodman (1997) (ed. or. 1994), Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma, 189.

 4

 A. Sichera (2012), La funzione Personalità nel testo Gestalt Therapy, in «GTK Rivista di psicoterapia», 3, 19-30, 29.

 

5

 È il titolo del libro di Cotesta a cui rimando per approfondimenti: V. Cotesta (2004),Sociologia del mondo globale, GLF editori Laterza, Milano.

6

 A questo proposito Z. Bauman (2006) (ed. or. 2003), Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, Milano. 

7

 Cfr. N. Klein (2000), No Logo, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano.

 8

 Mi riferisco alle lunghe code che zelanti acquirenti Apple hanno affrontato per ottenere un i-phone 5 nel settembre del 2012. Il fenomeno delle lunghe file è rimbalzato su tutti i media. www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-09-21/iphone-debutta-nove-nazioni-113803.shtml?uuid=AbSgiFhG

9

 O. Pianigiani, Vocabolario etimologico della lingua italiana, 1, 103, in http://www.etimo.i 

10

 E. Polster (1988) (ed. or. 1987), Ogni vita merita un romanzo, Astrolabio, Roma, 15.

11

 Per la differenza tra autonomia e spontaneità in Gestalt Therapy, cfr. G. Salonia (2012),Teoria del sé e società liquida. Riscrivere la funzione-Personalità in Gestalt Therapy, in «GTK Rivista di psicoterapia», 3, 33-62, in particolare le pp. 39-41.

 12

 Per un approfondimento delle tematiche di appartenenza ed autonomia si veda G. Salonia (2013), L’anxiety come interruzione nella Gestalt Therapy, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 33-53 

13

 L’autostima è consapevolezza della propria unicità ed è ‘muscolatura’ (forte e flessibile) necessaria al riconoscimento dell’unicità dell’altro. A questo proposito trovo particolarmente illuminante quanto scrive Salonia: «Il fratello ‘ti toglie l’articolo’: sei unico, ma non l’unico», in G. Salonia (2007), Odòs. La via della vita. Genesi e guarigione dei legami fraterni, EDB, Bologna, 46.

14

 L’ampio uso del video – soprattutto nelle giovani generazioni (ma non solo) – sembra amplificare i tratti narcisistici non per la autorappresentazione della persona, ma per la mancata conoscenza del mezzo che la produce. Su questo argomento cfr. G. Silvestri (2011), Narciso, il riflesso senza acqua, in «GTK rivista di psicoterapia», 2, 81-90 

15

 L’Asl (Azienda Sanitaria Locale), pur mantenendo le stesse funzioni, ha nelle regioni a statuto speciale (Sicilia, etc) una diversa denominazione (es. Asp in Sicilia, Assp in Trentino, etc).

16

 La descrizione seguente del workshop si riferisce alla strumentazione ‘carta e matita’, più semplice e adattabile a qualsiasi contesto.

 

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