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Ansia e Crescita

Paura di Crescere

Paura_di_crescere

Marco mi scrive i suoi pensieri, le sue paure, il senso di solitudine e di incomprensione. Sono parole vibranti che ben rappresentano il profondo disagio che l'attuale generazione dei giovani adulti sta vivendo. Il giovane adulto, infatti, è chiamato ad un difficile compito evolutivo: trovare un posto nella società. L'assoluta inaffidabilità di qualunque contesto reale provoca l'inevitabile disfunzione della funzione personalità per cui il senso di diffrazione dell'io, con il conseguente terrore. Tutto si frantuma e nei casi più gravi la realtà perde di senso. 

La terapia si pone come àncora alla vita. E' il contesto relazionale a cui ci si può affidare per trovare in se stessi le abilità e capacità che fanno emergere, nell'ambiente difficile dei nostri giorni, un adattamento creativo, preservando la persona nella sua spontaneità e responsabilità.

"Ad ogni cenno di ripresa segue un nuovo periodo di totale disagio. Mi sono sforzato di uscire, perfino di accompagnare una mia amica in macchina a prendere dei biglietti per un concerto. Ma dopo due giorni in cui le cose sembravano più semplici, mi ritrovo con la gola arida, non importa quanto spesso immetta acqua nell'organismo, tutto rimane secco. Sembra quasi uno specchio che riflette il mio stato d'animo.

Cerco la causa, o le cause di questa sensazione. La memoria non mi aiuta. Da quando vivo questo stato anch'essa vacilla.

I miei amici mi avevano chiesto di uscire con loro la sera prima, ho declinato. Mi convinco che potrebbe essere la causa di un senso di colpa capace di scatenare quella sintomatologia così familiare ormai.

Ma deve esserci dell'altro.

Ripenso allora al mio rapporto con loro, un rapporto che oso definire tale solo in base ai ricordi che ho costruito con loro perché, nel presente, sento molto più vicini gli estranei che loro.

Si aspettano che uscire sia il segnale di una guarigione totale. Non sanno che per me, oltre ad essere un impegno faticosissimo, è solo il primo passo sul sentiero che, prima o poi, mi ricondurrà alla normalità.

Casa mia mi va stretta, credo sia normale a ventitré anni, ma il mondo là fuori è un oceano di persone e personalità nel quale annego fin troppo facilmente.

Penso alle possibili soluzioni. Non ne trovo una che sia applicabile, o che abbia il coraggio di applicare. Ne penso parecchie contemporaneamente, così tante che il monologo interiore diventa una confusa accozzaglia di parole, un miscuglio di frasi atte a darmi forza ed altre per sottrarmene.

Poi arriva la notte che invece di portare consiglio mette a tacere ogni forma di buonsenso residuo, facendo sì che la mente raddoppi la velocità, portandomi in luoghi sconosciuti.

Luoghi nei quali nulla è più facile che perdersi.

Luoghi nei quali nulla è più facile che spaventarsi."

Ansia e Panico

Attacchi di Panico

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Le persone che soffrono o che hanno sofferto di attacchi di panico riportano di provare in quei momenti una sensazione, per così dire, inconfondibile, ma difficile da spiegare a chi non ne ha mai sofferto.

Anna mi racconta: «nel bel mezzo della mia lezione in palestra inizio a vedere come se tutto girasse in tondo, mi manca la terra sotto i piedi, respiro a fatica, il cuore mi va a mille e sento che accadrà qualcosa di terribile». Anna insegna in quella palestra da più di quindici anni e mai gli è capitata una cosa del genere, quella è stata la prima volta che ha avuto un attacco di panico (AdP).

Una delle caratteristiche dell’AdP, infatti, è il suo essere improvviso e rapido (la durata è di circa 10 minuti).

Gli Attacchi di panico sono di tre tipi:

- AdP Causati dalla situazione:

l’esordio è in presenza, o nell’attesa, di uno stimolo scatenante (ad es. Giorgio mi

confida che se studia e pensa di dover fare l’esame va incontro ad un AdP);

- AdP Inaspettati:

l’esordio non si associa con nessun fattore scatenante (ad es. il racconto di Anna);

- AdP Sensibili alla situazione:

l’esordio ha maggiore probabilità di comparire in una situazione o subito dopo di essa, ma la relazione è variabile (ad es. Andrea a volte ha l’attacco in treno, altre volte in ufficio, altre ancora dopo essere tornato a casa).

Quale che sia la tipologia, l’ansia che si sperimenta è molto intensa, tanto che una volta terminato l’attacco insorge la paura che possa tornare. Dopo aver escluso, attraverso visite mediche, qualunque possibile causa fisiologica o organica, la domanda che alfine ci si pone e con cui spesso si entra in terapia è: «cosa devo fare per non avere più attacchi di panico?»

Nel percorso di ricerca psicoterapeutica, però, la domanda si trasforma «cosa sta accadendo o è accaduto nella mia vita che mi ha tolto quelle sicurezze necessarie per andare avanti? Cosa non ho elaborato? Cosa non ho nominato?». Ognuno nella propria originalità troverà le risposte inedite che permetterano di ricostruire il terreno sicuro per riprendere il proprio cammino.

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